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    Giorgia Meloni ribadisce il No a Draghi

    Giorgia Meloni ribadisce il No a Draghi

    La delegazione di Fratelli d’Italia ha incontrato il presidente incaricato, Mario Draghi. È stato un confronto cordiale, franco, spero costruttivo. Abbiamo ribadito al presidente incaricato che Fdi in ogni caso non voterà la fiducia al suo governo per una ragione di metodo e una ragione di merito che prescindono entrambe dalla sua autorevolezza e che non hanno nulla a che fare con un eventuale pregiudizio nei suoi confronti.

    La questione di metodo è che noi continuiamo a considerare che l’Italia sia una democrazia come le altre, che non sia una democrazia di Serie B, che gli italiani non siano cittadini di Serie B che come tutti i popoli del mondo abbiano il diritto di scegliere da chi farsi rappresentare, perché il principale problema italiano è che serve sì un governo autorevole, ma serve anche un governo coeso. Con una maggioranza omogenea e una visione chiara da mettere in pratica. Questo oggi sarebbe possibile solamente con nuove elezioni e un altro Parlamento. Il che ci porta alla questione di merito.

    Il presidente incaricato, dal nostro punto di vista, rischia di trovarsi con gli stessi problemi che abbiamo avuto fin qui con una maggioranza troppo eterogenea, con un Parlamento a tratti balcanizzato che rischia di portare ancora all’immobilismo nonostante la capacità e nonostante l’autorevolezza di chi guida l’esecutivo. E temo anche che si stia rischiando di andare verso una maggioranza nella quale i partiti e le figure preponderanti sono quelle che ci hanno portato fino al disastro in cui ci troviamo oggi. Fdi, lo ha sempre detto e lo ribadisce, anche per questo non può votare la fiducia al governo Draghi, non andrà mai al governo con il Pd, con il M5S o con Renzi.

    Confermiamo con coerenza questa nostra posizione. Il che ovviamente non ci impedisce di sperare che Mario Draghi, con il suo governo, possano fare bene. E di dare una mano all’Italia come sempre abbiamo fatto da forza politica responsabile e patriottica. Le nostre proposte in questi anni non sono mai mancate e a maggior ragione non mancheranno domani. Le nostre valutazioni continueranno a essere sempre puntuali e concrete. E speriamo di trovarci di fronte qualcuno che abbia una voglia maggiore di ascoltare rispetto a quanto è accaduto in passato.

    Abbiamo chiaramente concordato con il presidente Draghi sul fatto che l’Italia versa in condizioni di estrema difficoltà. C’è la pandemia, c’è soprattutto la crisi economica. C’è un tessuto produttivo che rischia di essere dilaniato. Ci sono milioni di posti di lavoro a rischio e questo chiaramente chiama ciascuno alle responsabilità. E su questo, per dare una mano, noi non abbiamo bisogno di chiedere ministri o sottosegretari. Se arriveranno provvedimenti che consideriamo utili per far ripartire l’Italia, noi sosterremo quei provvedimenti. Come del resto abbiamo sempre fatto in passato, senza chiedere nulla in cambio. A tal proposito, ovviamente, siamo tutti consapevoli di come oggi ci siano milioni di partite Iva, aziende, professionisti, lavoratori che ripongono la propria fiducia in questo governo e alla sua possibilità di fare bene.

    Noi ci siamo confrontati su questo tema con Mario Draghi. Ha detto delle cose condivisibili, secondo me, sul piano economico. In particolare quando dice che bisogna tornare a una “spesa buona” che però vuol dire una discontinuità totale con i governi che abbiamo avuto finora. Perché oggi tutti sono d’accordo sul fatto che chi ci governava fino a ieri non era all’altezza del compito, compreso aver dilapidato buona parte dei 160 miliardi di euro in deficit che abbiamo speso negli ultimi mesi. Noi lo dicevamo da prima. Io sono d’accordo con questo, spero lo siano anche Pd, M5s, Renzi e quelli che hanno votato provvedimenti che hanno dilapidato in buona parte molti miliardi, spero facciano mea culpa e spero che le cose cambino, perché il timore è che ovviamente, invece con maggioranze che sono sostanzialmente, per buona parte uguali a quelle che abbiamo già avuto, non so quanto si possa sperare, ma io ci spero, in un cambio di passo.

    Abbiamo parlato della crisi sanitaria, abbiamo parlato della crisi economica, abbiamo chiesto e ribadito le proposte di Fdi per mettere in sicurezza il tessuto produttivo della Nazione, garantendo la continuità delle imprese, perché il dato più preoccupante continua a essere quello secondo il quale il 40% delle aziende italiane rischia di non sopravvivere a questo anno. Noi in questi mesi abbiamo lavorato tanto su questo tema, le nostre proposte sono a disposizione. Abbiamo parlato di Recovery Fund. Non so se Mario Draghi intenda confermare il Recovery plan presentato da governo Conte. Mi auguro di no. Abbiamo portato anche qui le nostre proposte. Abbiamo chiesto che ci sia un investimento serio in tema di infrastrutture. Dando priorità alle infrastrutture portuali, allo sviluppo del Mezzogiorno, alla cura del ferro. Abbiamo chiesto che sia inserito nel Recovery plan il tema della natalità, che è un tema economico che tutta l’Europa dovrebbe affrontare. È un tema economico e di welfare.

    La questione della sicurezza. Perché abbiamo un problema in Italia che arriva dall’incertezza, del diritto e della pena. La questione della ricostruzione delle aree terremotate, la riconversione di produzioni industriali ormai mature verso il marchio che è la più grande risorsa economica italiana. Abbiamo chiaramente ribadito quello che è stato il lavoro di Fdi in questi mesi. Abbiamo chiesto a Draghi cosa intenda fare, per mettere in sicurezza il sistema produttivo, per mettere in sicurezza le nostre aziende, le nostre infrastrutture strategiche dalle attività predatorie delle nazioni straniere. Prime tra tutte Francia, Germania e Cina. Una grande questione economica aperta che si fa finta di non vedere, e abbiamo chiesto di avere qualche informazione in più sul governo: se si tratta di un governo tecnico o politico, se lui abbia idee chiare su altri grandi dossier che non sono proprie delle sue materie di competenza ma che sono dossier che l’Italia affronta ogni giorno.

    La questione migratoria, la scelta che si vuole fare è più simile al piano von der Leyen, che chiede rimpatri, centri sorvegliati, screening pre-ingresso. O più vicina a quella della maggioranza di centrosinistra che contestava il piano von der Leyen. Politica estera: dossier Libia. L’Italia ritornerà a fare sentire la sua voce, oppure accetterà quello che sta accadendo. Ci sono tante questioni aperte. Il presidente incaricato si è riservato di affrontare con noi queste questioni. Ci sarà un secondo giro di consultazioni. Quello che auspico io è che ci sia una sua visione da far digerire alle forze che lo sosteranno, piuttosto che cercare la sintesi, perché quando si cerca la sintesi in tutto l’arco costituzionale si rischia che il compromesso sia parecchio al ribasso. È questo il principale rischio che oggi corre. Abbiamo, e chiudo, anche chiesto se il presidente incarico escludesse la possibilità di un mandato a tempo, che consentisse di mettere in sicurezza l’Italia sul piano vaccini, sul Recovery Fund, sulle questioni più urgenti e consentire agli italiani di tornare al voto prima che scatti il semestre bianco.

    E mi pare che invece la scelta sia quella di un orizzonte più lungo, direi di legislatura. Il che, a maggior ragione, non può vedere Fdi favorevole. Sapete come la penso su questa materia Come dicevo, ci sarà un secondo giro di consultazioni e ribadiamo che non voteremo la fiducia al governo Draghi, ma che Fdi c’è per tutto quello che può mettere in sicurezza l’Italia, gli italiani, i suoi confini, le sue aziende, il suo lavoro, le sue famiglie e il suo futuro. Come sempre abbiamo fatto. Non ci servono i ministri e i sottosegretari per dare una mano alla nostra Nazione.

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