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    Barcellona-Mapoli 3-1 un Messi in cattedra

    Grande Messi, Piccolo Napoli

    In tempi di incertezza, si manifesta anche in un torneo come la Champions League, più aperto che mai dalla caduta di Liverpool e Madrid, e anche Cristiano, il Barça è già in viaggio verso Lisbona come se fosse alla ricerca di El Dorado. Il torneo è talmente aperto che anche la candidatura di una squadra crepuscolare, irregolare e inconsistente come il Barça, già sconfitto in campionato, ha la sua grazia e il suo merito, nemmeno per la fede dei suoi giocatori e per rispetto di Messi. Il desiderio del capitano muove la montagna del Camp Nou e ha l’Europa con il fiato sospeso. Nessuno è in disaccordo con lui, tanto meno il club che ha raggiunto la fama mondiale con Maradona. Il Barcellona ha giocato come se fosse più italiano del Napoli a decidere la grandezza del 10.

    I momenti del capitano hanno illustrato una partita che ha perso fascino da quando il covid-19 ha chiuso le porte dei campi ai tifosi, pochi appassionati come quelli di Napoli e Barça. Le tribune erano afoniche e la scossa sgretolata, Messi ha messo la sua voce in modo che l’incontro non fosse asettico ma prevedibile poiché l’efficacia del Barça celava la fragilità di una difesa che, se non fosse finita sottomessa, era dovuta alla natura innocua del Napoli. Gli italiani sembravano più interessati alla palla del Barça. Il cambio di ruoli ha favorito il pugno del Barça e soprattutto Messi. Il 10 ha trasformato una partita che si aspettava complicata nonostante l’1-1 di Napoli.

    Barcellona

     

    Napoli
    Barcellona
    Ter Stegen, Piqué, Clement Lenglet, Alba, Nelson Semedo, Frenkie De Jong, Griezmann (Monchu, min. 83), Sergi Roberto, Rakitic, Luis Suárez (Júnior Firpo, min. 91) e Messi
    Napoli
    David Ospina, Koulibaly, Manolas, Mário Rui, Giovanni Di Lorenzo, Diego Demme (Lobotka, min. 45), Fabián (Eljif Elmas, min. 78), Zielinski (Hirving Lozano, min. 69), Insigne (Arkadiusz Milik, min. 78), Mertens e Callejón (Politano, min. 69)
    Goals
    1-0 min. 9: Clement Lenglet. 2-0 min. 22: Messi. 3-0 min. 45: Luis Suarez. 3-1 min. 49: Insigne.
    Arbitro : Cüneyt Çakir

    Sebbene i veterani siano stati i suoi maggiori critici, Setién era rispettoso della gerarchia dello spogliatoio e dell’investimento del club, allo stesso tempo era distante dai giovani di  che riempivano la panchina del Camp Nou. Assenti Busquets e Vidal per squalifica, l’allenatore ha giocato in un momento cruciale, quando si discuteva addirittura della sua continuità, con chi comanda e con Griezmann, autore del gol del San Paolo. Il punteggio dell’andata ha condizionato la formazione del ritorno perché più di recente nessun allenatore corre rischi in situazioni estreme e meno in tornei dove gli errori penalizzano come la Champions League. L’allenatore e i giocatori guidati da Messi non hanno sbagliato.

    L’esperienza prevale contro avversari minacciosi e ingenui come il Napoli, squadra a sangue caldo, piena di rivoltosi la cui passione è stata rafforzata da un allenatore del carattere del calabrese Gattuso. Incoraggiati dalla loro condizione imbattuta, gli azzurri hanno preso palla appena decollati dal centro: Mertens ha terminato dal bosco su respinta di Piqué. Il Napoli aveva un piano e il Barça era al seguito, rilassato nonostante la pressione di ciascuno dei suoi attaccanti con il marcatore del diamante incastonato di Setién. Fino a quando il cuoio si è fermato su un calcio d’angolo ed era 1-0. A differenza del Napoli, il Barça non ha perdonato.

    In assenza di calcio collettivo, i tifosi del Barça si sono affidati a una mossa già nota per entrare in partita: il passaggio in profondità per l’Alba e il centro della squadra per l’arrivo di Messi. L’azione è finita in angolo e Lenglet di testa in rete dopo un corpo a corpo con Demme convalidato dall’arbitro. L’obiettivo ha rafforzato la proposta conservatrice del Barça. Non si era mai visto un ritiro così marcato in una squadra del Barça sempre consapevole di Messi. Il gol ha messo fuori gioco i ragazzi di Gattuso e acceso Messi. Il 10 ° protagonista in tre giocate risolte in modo diverso: uno significava 2-0, il secondo terminava con un un po ‘annullato e il terzo significava il 3-0 di rigore.

    Messi ha perso finezza e velocità con l’età, non esce più netto dal dribbling come visto nel 2-0. In compenso ha guadagnato grinta, non vince nemmeno quando perde la palla, taglia, inciampa, si rialza e insiste fino a che calcia e batte Ospina. Il gol era una dichiarazione di voracità del capitano: 2-0. L’arbitro poi lo ha annullato per un secondo tanto per capire che si è aiutato con la mano in un controllo squisito e poi ha sorpreso Koulibaly, talmente fiducioso nel maneggiare il pallone che ha agganciato la caviglia dell’argentino senza accorgersene, tradito solo dal VAR. Il rigore è stato trasformato da Suarez: 3-0.

    Il sinistro di Messi è stato danneggiato e il Barça ha sofferto male, spersonalizzato e determinato a nascondere le proprie mancanze, travestito da piccola squadra, dominata dal Napoli, che ha segnato solo un rigore: 3-1. I cambiamenti di Gattuso hanno ulteriormente sminuito il roster magro e fuso di Setién. Messi non poteva più, non c’erano notizie di Griezmann e l’unica squadra che giocava era il Napoli. Il fortunato Barça si è difeso nello stesso modo in cui difenderà le sue scelte a Lisbona: stringendo i denti e guardando il tabellone, determinato a sopravvivere, resistendo in attesa che Messi decida, anche se possibile venerdì contro il Bayern nei quarti di finale. In tempi di incertezza, la certezza del 10 rimane.

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